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Abbiamo paura dei libri

In treno, il caffè è un miraggio. Raggiungere la carrozza bar partendo dal decimo vagone al quale è sistematicamente assegnato chi, per raggiungere Milano, parte da Roma (o sarà semplicemente un dispetto personale una volta riconosciuto il mio codice Trenitalia?) è un’impresa. Occorre superare i bauli, pulitori, bambini, controllori: un viaggio nel viaggio. Per fare qualcosa, conti: sulle 7 carrozze standard, dei 300 viaggiatori, 7 leggono un libro.

Il 58% degli italiani non legge neanche un libro l’anno: mica soltanto nel viaggio in treno. Un laureato su 4 non aprirà più un libro dopo aver festeggiato con la corona di alloro. Il 40% dei dirigenti e dei politici non apre neanche una pagina in dodici mesi.

Alla Columbia University, alcuni studenti hanno chiesto di essere sollevati dalla lettura delle Metamorfosi di Ovidio: le descrizioni troppo realistiche degli stupri avrebbero potuto turbarli. Non so se è una battuta, ma la racconta Frank Furedi qui. “This is probably the first time in history that young readers themselves are demanding protection from the disturbing content of their course texts, yet reading has been seen as a threat to mental health for thousands of years.”

Contagion, poison and trigger. The idea that books are dangerous has a long history, and holds a kernel of truth. Frank Furedi

Socrate usava il termine pharmakon quale metafora della scrittura: leggere poteva rivelarsi una cura così come un veleno. Morale o letterario, al rischio erano sempre esposti i più deboli, il cuore delle donne e la mente dei giovani. Ogni libro è un pericolo, ogni pagina un agguato e ad appassionarsi si rischia il contagio. Per proteggersi occorre una quarantena, nella duplice ossessione Vittoriana per l’igiene e la corruzione morale.

Sbaglia chi crede che siamo meno colti perché non leggiamo. Non leggiamo perché siamo meno colti, non siamo più preparati alla sfida della lettura.

Abbiamo paura: leggere è correre rischi, svegliare l’immaginazione, farsi mettere in crisi.

Comments

1 Comment

stefano cagliano

bravo, naturalmente per due ragioni.
Primo, fa sempre bene raccomandare un’affettuosa ubriacatura di libri pur consapevoli che cultura è solo ciò che resta una volta dimenticate le informazioni apprese.
Secondo, suggerisce un sacco di cose il libro dell’immagine


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