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Leggi e vivi di più

Leggere, scrivere, ascoltare musica, camminare e guardare opere d’arte. Sono queste le cose più importanti della vita di Richard Smith, che è stato per molti anni direttore del BMJ e che continua a scrivere con ammirevole regolarità in uno spazio nei blog della rivista inglese.

In una sua nota del 24 settembre rifletteva sull’importanza della lettura a partire da uno studio – in realtà di qualità metodologica non eccelsa – che sembrava aver dimostrato che la frequentazione con i libri allunga la vita. “Mi piacerebbe pensare che coloro che leggono Omero, Dante o Shakespeare abbiano la vita più lunga di tutti”, precisava Smith ammettendo che una delle debolezze delle ricerche sui “reading habits” è nel non soffermarsi mai sulla qualità delle pagine che si sfogliano.

So long as I can keep reading, I feel it will be enough. Richard Smith

E’ sulla qualità del vivere, molto prima che sulla sua quantità, che le buone letture possono avere un impatto, e come spesso accade i frutti che si raccolgono da anziani li dobbiamo ad una semina precoce. Per diventare buoni lettori dobbiamo essere educati da piccoli dall’ascolto di pagine lette dagli adulti che ci stanno vicini. Dobbiamo anche aver condiviso questa passione con qualcuno che è stato capace di contagiarci. La passione per la lettura è una malattia infettiva che, come tale, porta spesso all’isolamento. Ne parla anche Smith citando Franzen (che a sua volta riprende delle osservazioni dell’antropologa statunitense, Shirley Brice Heath): già da bambini c’è chi diventa un social isolate proseguendo da grande con le stesse abitudini. “These readers move into an imaginary world, but can’t share the world because it is imaginary. So their relationship is with the authors not others, and these kinds of readers are much more likely than the others to become writers.”

E’ il rapporto con la parola, in fin dei conti, a sedurre. La psicologia del lettore introverso coincide o è simile a quella dello scrittore introverso, che soffre nel partecipare ai readings, che non sopporta essere intervistato o preparare delle conferenze: “siamo sempre ad un solo click dal lasciare il tavolo di lavoro per partecipare ad un forum”, scrive Megan Tifft su The Atlantic lamentandosi di quanto i social media possano rendere pubblica la personalità di un autore nonostante le sue resistenze. Punto di vista affascinante, perché fa riflettere anche a costo di arrivare a conclusioni diverse.

Essere introversi, solitari, silenziosi può non tradursi, però, nell’essere isolati e può rivelarsi premessa ad una maggiore forza del comunicare. Ascoltare il breve discorso di Erri De Luca di fronte alla corte del tribunale di Torino è la conferma dell’importanza della voce, dell’ascolto.

Smith crede che la vita si protegga con le parole. Possiamo aggiungere che le parole si difendono con le parole.

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Bishal Gyawali

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Luca De Fiore

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