Press enter to see results or esc to cancel.

Key Opinion Leader: handle with care

L’opinione è una convinzione che non ha in sé una garanzia di verità accertata. Considerata questa intrinseca debolezza, colpisce quanto spazio invece abbiano le opinioni sui giornali, in televisione, in Rete. Chiunque ha un’opinione, avvertiva l’Ispettore Callahan, e opinione è una parola ricorrente anche se dovrebbe essere vista con sospetto: il New York Times ha uno spazio molto in vista dedicato agli Op-Ed e in medicina spadroneggiano i Key Opinion Leader.

David P. Steensma è un oncologo statunitense che lavora al Dana-Farber Cancer Institute di Boston e ha preparato un articolo sui KOL per il Journal of Clinical Oncology. E’ un articolo importante, non solo per l’argomento trattato, ma anche perché a pubblicarlo è la rivista della American Society of Clinical Oncology e la rubrica che lo ospita è uno degli spazi più prestigiosi del giornale, quello riservato alla “Art of Oncology”.

Opinions are like a**holes: everyone has one. Clint Eastwood in “Ispettore Callahan: il caso Scorpio è tuo”.

L’articolo di Steensma è molto equilibrato: con ironia, mette in guardia sul peso relativo delle opinioni rispetto alle evidenze, ma non prende una posizione ostile nei confronti dei colleghi che accettano di recitare la parte del Key Opinion Leader. Ruolo che, peraltro, non è sempre semplice da svolgere (vedi l’articolo pubblicato su Torino Medica): può costare molto in termini di carriera professionale o può esporre ad una sorta di “rappresaglia” da parte delle industrie non contente dei punti di vista “indipendenti” espressi da un KOL. La questione, però, va inserita nel più generale quadro dei rapporti tra medicina accademica e aziende.

I medici sono preoccupati del rischio che i cittadini abbiano una cattiva impressione delle influenze dell’industria sui comportamenti degli operatori sanitari? “I think that many physicians do have this concern – risponde Steensma. There are certainly abuses that need to be called out; however the vast majority of physicians are not “in the pockets of pharma” and put their patients first, and sensational or unbalanced reporting can lead to misperception.”

Negli Stati Uniti, con il Sunshine Act, sono state resi pubblici i finanziamenti ricevuti dai medici: è un’iniziativa che può ridurre la frequenza delle interazioni tra i medici e le industrie farmaceutiche? “I think that reducing the frequency of interactions would be a negative outcome. We don’t want to reduce the frequency of interactions – instead we want them to be positive and productive, and transparent. The implementation of the Sunshine Act has been a failure, in my opinion. The website includes a lot of erroneous and extraneous data, and is difficult to navigate and difficult for patients to interpret. For instance, if my institution participates in a multi-center study of a valuable new drug (e.g., AG221 for IDH2 mutant leukemias, which many of my patients refractory to all other therapies have responded dramatically to) the Sunshine Act lists money given to the institution for data managers as if it were coming to me directly, because I am the local investigator. I do not see a penny of those funds but a patient could look and say “Oh my doctor got thousands from a company for research, he might have just used that to buy a nice car.”

Le società scientifiche potrebbero svolgere un ruolo utile a dare regole migliori ai rapporti tra i propri iscritti e le aziende? “The medical societies already have a number of policies regarding interactions with respect to publications, presentations, and representation. All of the major societies (ASH, ASCO etc) take hundreds of thousands of dollars from industry annually, in support of activities we would all find worthwhile: the annual meeting, scholarships, research grants for young investigators, etc.”

Una serie di articoli pubblicata sul New England Journal of Medicine sottolinea l’importanza della collaborazione tra medicina accademica e industria: è ora di abbassare la guardia? E’ sufficiente la trasparenza per proteggere l’integrità della professione medica? “Transparency helps but we also need a strong legal framework to protect from abuses. There are many pharmaceutical practices that harm patients that have little to do with physicians: exorbitant drug prices (especially in oncology, as Kantarjian has written about extensively), patent ever-greening and “pay to delay” and other practices designed to delay access to generics, etc.”

Key Opion Leader: ci vorrebbero delle “istruzioni per l’uso” e ricordarsi sempre di maneggiarli con cura.

Comments

2 Comments

Lucio Patoia

Vorrei sottolineare una strategia peculiare (spero della sola della realtà italiana) di alcuni opinion leaders: talora, nei congressi ma anche nei corsi di aggiornamento, l’opinabilità di una valutazione/affermazione/valutazione non viene esplicitata dall’opinion leader. Intendo dire, ad esempio, che in una presentazione congressuale, accanto a dati scientifici anche consistenti, vengono presentati (di solito rapidamente, con diapositive che scorrono molto veloci) dati di studi di fisiopatologia o di studi di fase II o analisi post-hoc, che suggeriscono indicazioni non comprovate. E’ sufficiente non sottolineare a sufficienza il diverso valore scientifico delle fonti per lasciare nelle conclusioni un messaggio di potenziale utilità per indicazioni non comprovate; la potenziale utilità può trasformarsi (facilmente) nel messaggio da portare a casa (il cosiddetto ” take home message “) di utilità perchè “l’ha detto anche il professore”. E’ il contrario del ” distinguere i fatti dalle opinioni”.

Luca De Fiore

Grazie mille della nota che tocca un punto molto importante. Non si tratta di una (cattiva) abitudine solo italiana anche perché le tecniche di utilizzo degli opinion leader nelle attività di marketing sono dettate da manuali usati in tutti i paesi del mondo. Le strategie sono quasi sempre le stesse e prevedono l’approvazione di un nuovo medicinale per indicazioni relativamente circoscritte. Successivamente, l’attività promozionale si concentra sull’ampliamento della prescrivibilità (nei modi più diversi) e a questo scopo l’alleanza con delle figure apicali delle diverse discipline specialistiche è fondamentale.


Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…