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Medicina di precisione o della approssimazione

Sembra quasi che, se tu conoscessi il suo nome e lo gridassi forte, quella persona là, proprio quel tipo in quel punto preciso della fotografia smetterebbe di camminare e, voltandosi, risponderebbe: “Che c’è?” La tecnica del fuoco selettivo, inventata dal fotografo Olivo Barbieri esposto nel corso dell’estate al MAXXI di Roma, ha qualcosa di magico: decostruisce il mondo isolandone alcuni particolari e, molto spesso, determinati protagonisti. Alcune delle immagini della serie Virtual truth sono esemplari e potrebbero essere usate per illustrare l’obiettivo della new wave della sanità di oggi, quella medicina di precisione che sconfina o si sovrappone alla medicina individualizzata o della persona.

La fotografia è l’arte di sapere dove stare, dove mettersi. Avere un punto di vista fluttuante è una grande risorsa. Olivo Barbieri.

Quello della Medicina è un ambiente particolare: molto conservatore (quasi come gli editori) ma anche facile preda delle mode, inevitabilmente attratto dai cambiamenti di paradigma e dalle novità “distruttive” che infatti fanno spesso più danni che altro. La stessa Medicina che fino a ieri si affidava con poche perplessità alla “medicina dell’imprecisione” oggi stravede per quella della precisione. Un numero di fine aprile di Nature notava: «The top ten highest-grossing drugs in the United States help between 1 in 25 and 1 in 4 of the people who take them. For some drugs, such as statins – routinely used to lower cholesterol – as few as 1 in 50 may benefit». E l’infografica che accompagnava queste considerazioni parlava da sola.

Beninteso: se la medicina personalizzata funzionasse, sarebbe davvero una buona notizia. Un po’ costosa, probabilmente (non che prescrivere farmaci a pioggia sia molto meno oneroso) ma prometterebbe qualche disturbo in meno per tanta gente. L’importante, però, è che la precisione su cui il nuovo si vorrebbe fosse fondato non ricorra alla indefinitezza di criteri di valutazione troppo soggettivi. C’è qualcosa che non torna – in altre parole – tra l’auspicata esattezza dei futuribili percorsi di diagnosi e cura e l’aleatorietà degli outcome di gran parte dei trial di valutazione di nuovi medicinali, della variabilità dei protocolli anche in corso d’opera, dell’incertezza che accompagna la pubblicazione e l’accessibilità degli studi. Alla complessità delle sfide a cui la salute e la malattia ci obbligano – esemplare è quella del valore del tempo: di vita, di sopravvivenza, di malattia, di serenità, di dolore, di sofferenza – occorre rispondere senza ostentare certezze ma con trasparenza e onestà.

Anche per non scoprire tra qualche anno che – inseguendo proprio quel signore là, in mezzo alla folla – rincorrevamo una realtà virtuale. Come quella di Olivo Barbieri e della sua Virtual truth. A proposito, la tecnica del fuoco selettivo lui l’ha abbandonata.

 

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Luca De Fiore

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