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Quali regali dell’industria al medico?

L’innovazione è ciò che ti cambia la vita in meglio. Il progresso è innovazione. La novità non è innovazione. Questa è una ripetizione, ma qualche volta vale la pena. L’innovazione va alimentata, soprattutto quella con cui convivi quotidianamente, tipo quella descritta nel post di parecchi mesi fa [puoi leggerlo qui].

Nel caso specifico, uno dei modi migliori per implementare l’innovazione rendendola sempre più utile è seguire le pubblicazioni di una collana di libri del Mulino che si chiama Contrappunti. Tascabili, entrano perfettamente nel portarotoli di cui si diceva tre anni fa e Beniamino Placido, Maccari, Malerba, Berselli sono autori che non ti stancherai mai di rileggere, adatti a consultazioni di qualsiasi durata. Per questo, non mi sono fatto scappare la “Introduzione alla vita saggia” di Gianni Brera, appena pubblicato proprio nei Contrappunti.

La quinta te la scrivo io: Serpax 15 mg.

Una cinquantina di pagine di piccolo formato, pochi etti di peso e pagine spesse da cartiera a buon mercato. Salti da homo ludens a faber fino al sapiens. Goethe, Cartesio e il parroco di Orbetello. Freud, pipe e macchine da scrivere. E ancora: anti-acidi tra placebo e antidiabetici. “Sto in ansia, dunque sono”. Un rapporto con la farmacologia “non ordinario”, annota nella postfazione Paolo Brera. Quasi come la relazione intrattenuta da Carlo Verdone con l’armadietto dei medicinali. Ragazzo in agitazione, finì interrogato dal medico, il professor Gerardo D’Agostino: “Sbaglio o mi hai detto che ti piace scrivere?” “Sì, poesie e soggetti per film”. “Portami le poesie”, scandì con tono perentorio. Mentre andavo a prendere il quaderno dissi tra me: “Cavolo c’entrano le poesie… ma che è, scemo?”. Iniziò a leggere le prime quattro, abbastanza brevi, e richiuse il quaderno quasi in modo maleducato, E disse: “Allora, la prima poesia si chiama Ombre, la seconda Autunno, la terza Anonimo sepolcro e la quarta Affanno“. E strappando un foglio del suo ricettario e prendendo la stilografica aggiunse sbrigativo; “La quinta te la scrivo io… si chiama Serpax 15 mg! una compressa al bisogno”.

A metà degli anni Settanta, le pagine di Gianni Brera (ovviamente prive della comicità di Verdone) finirono nella tasca di qualche migliaio di medici italiani. La “Introduzione alla vita saggia” era un “Omaggio di Sigurtà Farmaceutici”. Ora, questo librino costa 8 euro e – ancora per poco – si potrà trovare in vendita. Di certo, non lo regalerà mai un’industria a medici o farmacisti: oggi, i regali ammessi devono avere a che fare con i medicinali che quegli stessi medici potrebbero prescrivere. In altre parole, l’industria può regalare a un medico il reprint di un articolo di una rivista scientifica che riporta i risultati di uno studio condotto su un medicinale da lei commercializzato, a prescindere dalla qualità metodologica (e della affidabilità) della sperimentazione condotta. Decidendo di regalare un libro, in quelle pagine dovranno necessariamente essere considerate strategie terapeutiche in cui sia previsto l’uso di un farmaco dell’aindustria che lo regala. E’ una bizzarria regolatoria, un paradosso, dal momento che sappiamo che è molto elevato il rischio che sia condizionata un’informazione veicolata da un’azienda su un proprio prodotto. Come a dire: per le istituzioni di sanità pubblica italiana, non sono ammessi regali disinteressati dell’industria al medico. Questo vincolo si salda in maniera esponenzialmente dannosa con quanto prevede il Codice etico di Farmindustria per il quale qualsiasi regalo di tipo editoriale al medico o farmacista debba necessariamente avere un valore trascurabile, modesto.

Ricapitolando: libri o riviste di poco valore e che parlino di farmaci. Una miscela esplosiva. Considerata la quantità di prove di distorsione dell’informazione scientifica fornita dalle industrie al medico, potrebbe essere opportuna una normativa nuova con regole diverse. Praticamente, bisognerebbe prendere queste regole e capovolgerle. Dovrebbe essere una normativa che avrebbe la stessa funzione delle cosiddette “politiche per la riduzione del danno”, considerato impossibile il ragionevole divieto di regali dell’industria a chi ci cura. La riduzione del danno dovrebbe passare per contenuti di alto valore (quindi, probabilmente di costo superiore ai 25 euro che costituiscono il limite per Farmindustria) e utili alla crescita professionale e culturale del medico, non al suo indottrinamento farmaceutico. In altre parole: vuoi regalare la nuova edizione dell’Harrison? Ottima idea, è appena uscita e costa un bel po’ di soldi, ma sarà sicuramente utile al medico che la riceverà. Vuoi regalare il reprint dell’abstract sul Meravigliumab appena presentato al congresso americano di oncologia? Grazie mille, ma a informare medici e farmacisti sui nuovi farmaci ci pensiamo noi, agenzie regolatorie e amministrazioni regionali.

Speriamo, dai. “Altri giorni verranno, sicuramente più lieti”. Lo dice l’Introduzione alla vita saggia. A pagina 57. E vogliamo crederci.

 

Nota: queste righe sono da prendere con le pinze, troppi conflitti di interesse da parte di chi le ha scritte. Ma tant’è.

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Luca De Fiore

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