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David Sackett, fuoriclasse per la squadra

Era un anno iniziato con i migliori auspici. Il 4 gennaio, le truppe ribelli guidate da Che Guevara e Camilo Cienfuegos entravano a La Avana e il 25 dello stesso mese Papa Giovanni annunciava il Concilio Vaticano Secondo. Il venticinquenne David Sackett era all’ultimo anno di Medicina alla University of Illinois quando fu affidato alle sue cure un adolescente malato di epatite. Dopo alcuni giorni di riposo a letto, il ragazzo iniziava a star meglio e avrebbe voluto alzarsi ma il percorso di cura della malattia non prevedeva assolutamente questa possibilità. Evidentemente, qualcosa non doveva tornare nella mente del giovane studente: troppa la distanza tra il desiderio del malato e la risposta della medicina.

The main precondition seems often to be the professional humility to admit that (…) we’re uncertain whether a treatment is more likely to do good than harm. David Sackett

Un salto in biblioteca aprì la porta ad una soluzione diversa: David aveva avuto la fortuna di imbattersi in un articolo che, come prima firma, portava quella di Thomas Chalmers, uno dei clinici che maggiormente hanno lasciato il segno sul metodo della ricerca nel Novecento.  A farla breve, non c’erano evidenze che il riposo giovasse: i medici più anziani del Reparto furono convinti e il ragazzo guarì senza alcun problema. Ricordando l’episodio, Sackett aggiunge con discrezione un inciso essenziale: “Convinsi i miei superiori a permettermi di scusarmi con il ragazzo”.

Erano biblioteche fatte di carta, all’interno delle quali si cercava manualmente, con la pazienza necessaria a sfogliare gli indici delle annate delle riviste più conosciute. Dopo aver messo il naso in diversi trattati – senza cavare un ragno dal buco – David finì su quell’articolo, la lunga, dettagliata descrizione di uno studio controllato, condotto ed esposto con “elegante semplicità”.  “Although I failed to appreciate many of its methodological strategies and strengths at that time, it changed my career.” Nasceva la evidence-based medicine

“Arrivai alla conclusione – ha raccontato Sackett – che quattro errori condizionavano il modo con cui gli esperti utilizzavano ciò che osservavano nel paziente per decidere se una terapia funzionasse o meno”. Quattro mancanze che compromettevano la capacità di mettere onestamente a confronto gli effetti dei diversi trattamenti.

  1. I medici possono assegnare le nuove terapie ai malati che hanno una prognosi migliore. E’ una tentazione frequente e inconsapevole: per questo, le sperimentazioni controllate devono essere anche randomizzate.
  2. I pazienti che seguono con più attenzione le prescrizioni del medico possono avere una prognosi migliore. Attenzione: anche indipendentemente dall’efficacia teorica delle strategie confrontate. Perché un paziente che più aderisce alla terapia è solitamente più attento alla propria salute: è meno probabile che fumi, che sia in sovrappeso, che sia un forte bevitore.
  3. I pazienti convinti della terapia che stanno seguendo possono riferire un migliore esito della cura. Ancora una volta, la sensazione del beneficio può risultare alterata; per questo è importante che il malato non sia a conoscenza della terapia che a lui sta venendo erogata.
  4. Allo stesso modo, i medici convinti di una terapia possono riportare in modo non fedele l’esito dei trattamenti. Pertanto, anche gli operatori sanitari devono essere “ciechi” alla terapia.

Proprio in virtù di questa originale attenzione alla compliance, Sackett ne divenne un “esperto”. Anzi: un Esperto, con la maiuscola. “I enjoyed the topic enormously, lectured internationally on it, had my opinion soughtby other researchers and research institutes, and my colleagues and I ran international compliance symposiums and wrote two books, chapters for several others, and dozens of papers about it. Whether at a meeting or in print, I was always given the last word on thematter”, scriveva successivamente in un famoso articolo uscito su The BMJ.

La conferma del nuovo, preoccupante status era in quella che andava configurandosi come un “accumulo di cariche di Esperto”: in pochi anni sarebbe diventato l’esperto per eccellenza nella EBM, con l’aggravante della nascita di un neologismo, la sackettizzazione, definita come  “the artificial linkage of a publication to the evidence based medicine movement in order to improve sales.”

Ma gli Esperti devono scontare un duplice peccato: quello di ritardare il progresso della Scienza e di far danno ai più giovani. E’ stata questa convinzione a motivare Sackett a tornare in Canada nel 1999, all’età di 65 anni, da Oxford dove aveva fondato il Centre for Evidence-based Medicine nel 1994. Era la sua seconda creatura, dopo il primo centro di Epidemiologia clinica e biostatistica messo in piedi alla McMaster University nel 1967. E’ stato il primo presidente dello Steering Group della Cochrane Collaboration, nel 1993. E proprio l’attuale direttore del Cochrane Canada, Jeremy Grimshaw, a ricordare come per Sackett la ricerca clinica sia sempre stata uno sport di squadra.

Dove anche i fuoriclasse possono mettersi a servizio dei compagni.

 

* David Sackett è morto stamattina, all’età di 80 anni.

Comments

4 Comments

Laura Amato

ben fatto, grazie Luca

Lucio Patoia

Grazie molte Luca, come vorrei che noi medici ricordassimo sempre di essere sospettosi delle nostre certezza quando (come scrivi tu) è “troppa la distanza tra il desiderio del malato e la risposta della medicina”. E’ l’indicazione più utile per praticare ” The main precondition seems often to be the professional humility…..” .

David Sackett: dall’epidemiologia clinica all’EbM | BAL Lazio

[…] A pochi giorni dalla scomparsa sono in tanti a ricordarlo a cominciare da Iain Chalmers (uno dei fondatori della Cochrane Collaboration), che in un tweet scrive: “David Sackett has died, No-one has done more to promote the use of research evidence in clinical practice. Respect!”. Come evidenzia la notizia pubblicata sul sito dell’Associazione Alessandro Liberati, Network Italiano Cochrane, Sackett è stato uno dei “costruttori” della Epidemiologia clinica e della medicina basata sull’evidenza, sempre pronto a rinnovarsi, come sottolineano, tra gli altri, Richard Smith, sul BMJ e un post sul blog dottprof. […]

mauro benedetti

L’onesta’ intellettuale ed il buon senso non potranno mai essere disgiunti nella nostra quotidiana attivita’ medica.Articolo da tenere bene a mente.Grazie.


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Bishal Gyawali

MITO trials have always been instrumental to guide ovarian ca Rx. Congrats again @fperrone62 and team on this important work. twitter.com/fperrone62/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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