Press enter to see results or esc to cancel.

Dalla Evidence-based Medicine alla BUEM?

Come si fa a raccontare la medicina basata sulle prove ad una ingegnere elettronico? Come riflettere insieme ad un fisico sul ruolo del paziente nel prendere decisioni sulla salute? Come spiegare ad una laureata in lettere l’utilità delle revisioni sistematiche e la differenza con le rassegne narrative senza annoiarla a morte? Non sono sicuro di esserci riuscito: comunque, loro sono stati bravissimi.

Trieste, 18 aprile, corso su Mass media e medicina curato da Gianna Milano nel Master di Comunicazione della scienza della SISSA. Una quindicina di ragazze e ragazzi ascoltano e discutono per due ore di evidence-based medicine, del confronto nato dall’articolo di Trisha Greenhalgh sulla “crisi del movimento”, delle difficoltà di orientarsi in un mare di evidenze spesso condizionate, inaccessibili, falsificate, contraffatte, troppo costose. Hanno letto l’articolo dell’Evidence Based Medicine Renaissance Group e uno dei primi lavori in cui nel 1992 l’EBM Working Group presentava la novità nata tra la McMaster University e Oxford. Prendono appunti, fanno domande, spiegano il proprio punto di vista.

Alla fine, nasce un video: i ragazzi stanno al gioco e, senza neanche aver potuto prepararsi, contribuiscono al risultato finale. Questo.

In sintesi…

  • Le obiezioni di Trisha Greenhalgh sono fondate: nei trascorsi venti anni, è stato dato molto spazio alle evidenze della ricerca e poca attenzione alle aspettative e alle preferenze del paziente;
  • in realtà, chi aveva “pensato” l’EBM aveva dato grande valore al malato: nessun percorso di cura o prevenzione avrebbe dovuto prescindere dal suo punto di vista;
  • anche alla expertise del clinico – intesa, sosteneva David Sackett, come maggiore capacità di allineare la propria esperienza e le prove disponibili con le attese del paziente – era riconosciuto un ruolo centrale che è stato purtroppo posto in secondo piano;
  • le evidenze sono sempre più nascoste: si pubblica troppa letteratura scientifica, ci sono troppe distorsioni e condizionamenti che la rendono poco accessibile e difficile da usare;
  • il “Rinascimento” della EBM può essere nelle reti: network per fare migliore ricerca, per interpretare e valutare insieme le prove, per costruire expertise collettivi; reti per mettere in collegamento pazienti, familiari, cittadini che tengono alla propria salute;
  • come sosteneva Alessandro Liberati Scheda del libro Etica conoscenza e sanità, non dovremmo considerare l’EBM alla stregua di un nuovo paradigma: “la differenza sta [invece] nel fatto che in epoca pre-EBM non esisteva una cornice concettuale e metodologica condivisa per usare le prove empiriche in modo esplicito e sistematico. […] Il vero, e sostanziale, cambiamento è nel modo e nelle regole con cui usiamo e integriamo le informazioni scientifiche nella pratica della medicina”. Insomma, dalla EBM alla BUEM: Better use of evidence in medicine.

Tornando da Trieste, oltre alla sensazione di aver fatto un utile ripasso, mi è rimasto il desiderio di andare a sfogliare un vecchio libro, per fortuna riedito da pochi anni da Mimesis. In Descolarizzare la società, Ivan Illich scriveva: “L’apprendimento è l’attività umana che ha meno bisogno di manipolazioni esterne. In massima parte, non è il risultato dell’istruzione, ma di una libera partecipazione a un ambiente significante”. Come quella bella e luminosa aula della SISSA.

 

In alto, la fotografia è di Marco Nobili, vincitore di uno dei premi del Circolo Fotografico di Trieste.

 

Comments

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tweet

Tutto pronto per l'#aperitwitter di domenica al Convegno #SIC2018. Portiamo un po' di Twitter nel mondo della cardiologia italiana. E ci beviamo uno spritz. pic.twitter.com/jvVUOR8Rgn

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…