Press enter to see results or esc to cancel.

La peer review si fa in famiglia?

L’ultimo aggiornamento della lista degli editori-predatori è del gennaio 2014 e, con l’apertura del nuovo anno, si attende la sua revisione da parte del blog Scholarly Open Access. I criteri per la definizione di predatory publisher sono talmente tanti e articolati che non si può che rimandare al post di Jeffrey Beall pubblicato nel dicembre 2012 e disponibile sul sito prima citato. Anche in questo caso, si tratta di un elenco in continuo divenire, perché il marketing editoriale è così fantasioso da inventare quotidianamente varianti nuove al medical publishing.

La malpractice, però, non riguarda solo gli editori d’assalto e meno conosciuti ma anche case editrici che si sono meritate comunque un generalizzato rispetto da parte della comunità scientifica, come BioMedCentral. E’ di questi giorni la notizia del ritiro di diverse decine di articoli da parte di BMC: all’origine della decisione sarebbe la constatazione di una manipolazione del processo di peer review. Da parte di ignoti che si sarebbero introdotti nel sistema di gestione degli articoli sottoposti per pubblicazione, alterando i nomi dei revisori ed i giudizi di qualità sui lavori. Qualcosa di molto simile è accaduto prima della scorsa estate al Journal of Vibration and Control pubblicato dalla casa editrice californiana SAGE. E’ tornato a parlarne il blog di the Scientist: oltre 60 articoli ritirati dopo la scoperta di circa 130 account di posta elettronica falsi di altrettanti referee.

I sistemi di gestione editoriale sono molto vulnerabili e lo spiega un articolo di Nature firmato anche da uno dei curatori di Retraction Watch, Ivan Oransky. Ma anche il processo di revisione di molti periodici fa acqua: basti pensare alla abitudine di non poche riviste di chiedere a chi propone un articolo di segnalare il nome di alcuni possibili referee. E’ accaduto (o accade regolarmente?) che l’aspirante autore abbia creato degli account di posta con il nome di colleghi di altre università o centri ospedalieri. Dopo tutto, è un’idea banale: Roberto Smith esiste e lavora alla University of California. Chiedete dunque a lui un parere sul mio articolo e la sua email è Robert.Smith123@gmail.com

There are almost never technical solutions to social problems. Bruce Schneier

Beninteso, a ricevere la email con la proposta di revisione sarà l’autore stesso (del resto: perché disturbare Robert Smith con tutto quello che ha da fare?). Come sappiamo, però, l’intelligenza non è equamente distribuita e restituire un parere sull’articolo da revisionare a distanza di pochi minuti deve aver insospettito anche il meno sospettoso dei redattori editoriali. E’ così che è stato scoperto quello che è stato subito definito “the peer review ring”: un giro fatto di mogli, figli, amanti, mariti e allievi. Tutti espertissimi revisori.

Adesso, la tendenza è quella di associare queste pessime abitudini sul modello di pubblicazione in open access. La sensazione, però, è che sia una spiegazione sbrigativa. “Il problema è a monte” , come si diceva una volta. Più attuale, però, la frase di Bruce Schneier del Berkman Center for Internet and Society di Harvard.

Non c’è quasi mai una soluzione tecnica di problemi sociali.

 

La fotografia in alto è di Edwards Beth_Yarnelle/Michelle and Luc.

Comments

Leave a Comment

Tweet

Luca De Fiore

Vogliamo “governare” la farmaceutica o sappiamo solo vivere alla giornata? Solo toppe e favori alle imprese? Dall’opposizione (qui competente) giungono indicazioni serie. sanita24.ilsole24ore.com/art/… pic.twitter.com/YmuTbxWLo9

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…