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Meta-analisi alla cantonese

I grandi nomi del fashion internazionale lo sanno da tempo, a loro spese: se una cosa è realmente alla moda, il rischio di essere riprodotta in serie in un magazzino asiatico diventa davvero elevato. La meta-analisi è di moda: dalla vetta della piramide della evidence-based medicine è dunque precipitata nei computer di una società di ghost writer cinesi [ecco il sito: se attivi il traduttore si capisce qualcosa…]. Il servizio è completo: stesura e pubblicazione dell’articolo su una rivista indicizzata con un impact factor minimo di 2 o 3. Il tutto per la cifra di 10 mila dollari statunitensi: neanche troppo, considerato il numero degli autori che solitamente firmano un articolo del genere.  Neanche troppo leggendo quanto scriveva Paul Glasziou nella guida alle revisioni sistematiche pubblicata da Cambridge University Press nel 2001: per completare una revisione occorrevano in media 1.139 ore, vale a dire 30 settimane di un ricercatore a tempo pieno. Circa la metà per la preparazione del protocollo e la ricerca delle fonti; 144 ore per l’analisi statistica; 200 ore per la redazione del report e altrettante per la gestione amministrativa del lavoro. Ed erano altri tempi: oggi c’è chi impiega tre anni per chiudere una revisione…

L’agenzia cinese sembra lavorare con una certa attenzione, testimoniata – come ha fatto rilevare  Guillaume Filion sul sito The grand locus [Life for statistical sciences] – da una selezione plausibile degli studi inclusi nella revisione e, successivamente, nel calcolo.

Robust systematic reviews of healthcare literature are proper pieces of research. Khalid S. Kahn

Qualche istituto cinese ha già approfittato dell’offerta. Per esempio, tutti quelli che hanno firmato una delle tantissime meta-analisi che hanno attinto, per la selezione dei lavori da conflow_charts_CISCOMsiderare, anche al database del Research Council for Complementary Medicine.  Questa peculiarità ha messo Filion e il suo amico Lucas Carey sulle tracce dell’agenzia produttrice di meta-analisi seriali. Tutte identiche nella struttura e, prima ancora, nello schema dello studio, così che gli stessi titoli si somigliano come gemelli. Tutte – o quasi – corredate da una flow-chart singolarmente battezzata con un nome che è il risultato di una contrazione dei cognomi di due famosi metodologi: Colin Begg e Matthias Egger. Quando dici la passione per la sintesi…

Il “Begger funnel plot” è l’emblema di una medicina che finisce col fare il verso a se stessa. Quasi a firmare la fine della propria credibilità, affida ad agenzie “indipendenti” (non economicamente ma … culturalmente) il compito di garantire visibilità e reputazione a ricercatori e istituzioni. D’accordo, come scrivono Khalid S Khan e gli altri autori del bel libro della RCP, fare revisioni sistematiche è un’attività di ricerca e c’è chi, come le CRO, la portano avanti al posto (molte volte) di chi quella ricerca è destinato a firmarla. Ma forse è giunto il momento, conclude Filion, di trovare nuovi sistemi per comunicare la scienza.

Anche se è sicuro che qualcuno è già al lavoro per taroccare anche quelli.

Bibliografia

Glasziou P, et al. Systematic review in health care. Cambridge: Cambridge UP, 2001.

Kahn KS, et al. Systematic reviews to support evidence-based medicine. Londo: Royal Society of Medicine Press, 2003.

 

La fotografia in alto è di Victor Schrager [#36, (from the series Composition as Explanation), 2003]

 

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…