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Il Prof fa il furbo? I panni vanno lavati in casa

Gli articoli falsificati o comunque condizionati da cattiva condotta editoriale non devono contare ai fini concorsuali.

What drives scientists to commit fraud? The common theme of many of these stories is that researchers felt great pressure to publish papers, and get them cited, because those are the currency of tenure and grants. Adam Marcus e Ivan Oransky, Guardian (luglio 2014)

Sembra una cosa ovvia che, a scriverla e a leggerla, pare una perdita di tempo. Invece non è affatto scontato, come conferma un fatto sconcertante: i contributi pubblicati sul Journal of Cardiovascular Medicine [JCM] dolosamente integrati nelle referenze bibliografiche con diversi record inappropriati inseriti dall’allora editor della rivista possono ancora contribuireRise of retractions ad incrementare l’H-Index degli autori citati. Lo racconta il post di Amelia Beltramini – Summa cum fraude, o della frode scientifica -, uno tra i migliori contributi in lingua italiana sulle frodi nelle pubblicazioni scientifiche: va letto e soprattutto andrebbe segnalato ad amici e colleghi. Il publish or perish condiziona da sempre il mercato dell’editoria scientifica. Non è chiaro se la percentuale di articoli farlocchi sia realmente in aumento, ma il numero assoluto di contributi oggetto di falsificazioni è in crescita costante (vedi il grafico pubblicato da Nature nel 2011), parallelamente all’aumento del numero di ricercatori attivi a livello internazionale. Di conseguenza, cresce l’attenzione a questi problemi come conferma il resoconto settimanale di Ivan Oransky sul Retraction Watch blog:

  • ne ha parlato il New York Times il 16 luglio
  • gli stessi curatori di Retraction Watch ne hanno scritto sul Guardian il 14 luglio
  • il BMJ si interroga, su sollecitazione di lettori, sul come e quando ritirare articoli discussi
  • e famose riviste come Science e The Lancet devono assumere decisioni difficili sulla base di indagini direttamente svolte da istituzioni prestigiose come la Harvard University su propri ricercatori…

Lo scenario è desolante. Se guardiamo alla situazione nel nostro Paese confrontandola con il resto del mondo, proviamo sensazioni contrastanti: da una parte, qualcuno potrà consolarsi ricorrendo al “mal comune, mezzo gaudio”. Dall’altra, c’è un’evidenza preoccupante: a livello internazionale, le segnalazioni di frodi e cattiva condotta giungono sempre più di frequente da università, centri ospedalieri e enti di ricerca, preoccupati per primi della propria reputazione. In Italia, invece, sia da parte delle istituzioni, sia sul versante delle società scientifiche, si seguono percorsi molto … prudenti, tendenti comunque a non far uscire il problema dall’ambito strettamente accademico.

E, soprattutto, non chiamate i Carabinieri, con tutto quello che hanno da fare.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…