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Ho detto no a Federico di Masterchef

“We feel that we don’t know the central character well enough.” All’ennesima lettera di rifiuto, JD Salinger decise di riscrivere The catcher in the rye e il giovane Holden si avviò a vendere 65 milioni di copie.

“I recommend that it be buried under a stone for a thousand years”: dopo l’ultimo parere di un editore del suo paese, Vladimir Nabokov propose Lolita ad una piccola casa editrice francese e, col tempo, le copie vendute furono 50 milioni.

TS Eliot era editor della Faber & Faber quando giudicò La fattoria degli animali, di George Orwell, “Trotskyite politics“: buon per lei, Secker & Warburg fu meno settaria.

“We are not interested in science fiction which deals with negative utopias. They do not sell”: nonostante questo giudizio, Stephen King tenne duro e, alla fine, Carrie fu pubblicato vendendo un milione di copie solo nel primo anno.

“It’s Poland and the rich Jews again“: gli editor di Alfred A. Knopf hanno sulla coscienza il rifiuto a Isaac Singer, premio Nobel nel 1978. Come anche Sylvia Plath, George Orwell, Jack Kerouac e Mario Puzo, l’autore del Padrino. Complimenti.

Gli editori di libri fanno la figura dei pirla? Avoja. Ma dove li mettiamo i discografici?

“Grazie per averci inviato il nastro ‘U2’ che abbiamo ascoltato con attenta considerazione, ma crediamo non sia adatto a noi, al momento.” Firmato: Alexander Sinclair per la RSO Records Ltd. Era il 10 maggio del 1979. Non andò meglio a Madonna: “Lei, la produzione e gli arrangiamenti sono forti. Quello che manca è il materiale. Per adesso passo, aspetto di più.” E’ probabile che il presidente della casa discografica che rifiutò la sua registrazione sia ancora là che aspetta, ma il treno non passerà più.

Federico FerreroCome, per il Pensiero, il treno di Federico Ferrero. Nutrizionista creativo, ha avanzato la sua proposta in un sotterraneo affollato del Palazzo dei congressi di Firenze. Era il novembre del 2012 e l’idea – solo abbozzata – non sembrava particolarmente originale: un libro sulle diete accompagnato da una ricetta per capitolo.

A posteriori, chi ha declinato fa la figura del pirla: poco importa se quella di Eliot è una “buona compagnia”. Gli editori più svegli lo sanno e forse è proprio per evitare di trovarsi in situazioni del genere che, non solo in Italia, si pubblica tutto: l’Odissea del testo scientifico vale anche per i libri che trovano comunque un approdo: il punto non è più il “se” ma il “quando” i testi siano pubblicati. Ma i tempi dipendono soprattutto dai modi della proposta: più di ogni altra cosa conta essere autentici e proporsi in modo sincero.

La proposta di Federico era quella di un medico nutrizionista ed era, tutto sommato, convenzionale. Probabilmente, lui stesso forse pensava che una casa editrice scientifica avrebbe avuto meno dubbi nell’accogliere un progetto del genere. E’ possibile, però, che Federico – più o meno consapevolmente – desiderasse piuttosto scrivere un libro di ricette, con una dieta in fondo. A ben vedere, esattamente il contrario della proposta avanzata. Questo sì che sarebbe stato un libro nuovo.

E – forse – quella che oggi appare come una figura da pirla me la sarei risparmiata.

 

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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