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L'impact factor intossica la scienza: parola di Nobel

Più che un articolo, sembra un atto di dolore o di contrizione: il fresco premio Nobel per la medicina, Randy Schekman, ha preso carta e penna (si fa per dire) e ha scritto una nota prontamente pubblicata sul Guardian per attaccare il sistema che, attraverso le riviste scientifiche, premia la ricerca più glamour a discapito di quella che, non per minore importanza ma per il solo fatto di essere meno “scintillante”, ha poche probabilità di essere ripresa su quotidiani o settimanali.

A_Randy SchekmanSchekman (foto accanto) ha proprio il dente avvelenato e, per inquadrare il problema a beneficio di un pubblico laico, paragona le dinamiche editoriali alle malpractice “tossiche” che hanno avvelenato l’ambiente finanziario negli ultimi anni: “We all know what distorting incentives have done to finance and banking. The incentives my colleagues face are not huge bonuses, but the professional rewards that accompany publication in prestigious journals – chiefly Nature, Cell and Science.”

Chi pensa che sia tutto oro quel che luccica tra le pagine si queste riviste così glamour, sbaglia di grosso: “These luxury journals are supposed to be the epitome of quality, publishing only the best research. Because funding and appointment panels often use place of publication as a proxy for quality of science, appearing in these titles often leads to grants and professorships. But the big journals’ reputations are only partly warranted. While they publish many outstanding papers, they do not publish only outstanding papers. Neither are they the only publishers of outstanding research.”

“[Impact factor] is a deeply flawed measure, pursuing which has become an end in itself.” Randy Schekman

Il dito è puntato contro l’impact factor: “it is a deeply flawed measure, pursuing which has become an end in itself – and is as damaging to science as the bonus culture is to banking.” Tutto vero. Come anche un’altra cosa importante che aggiunge Schekman: ad un elevato impact factor finiscono col contribuire anche gli articoli fraudolenti o conclamatamente erronei. Al punto che, per assurdo, una rivista che fosse fatta soltanto di resoconti di trial truffaldini ma molto citati (vuoi per effetto della propaganda industriale, vuoi perché presi ad esempio – gli articoli – di cattiva pratica editoriale) potrebbe avere un impatto superiore a tante riviste oneste di buona qualità. Sono cose, però, talmente risapute che lo stesso Philip Campbell, direttore di Nature si è recentemente espresso contro il culto dell’impact factor, invocando altri sistemi di valutazione…

Due cose, però lasciano perplessi. Primo, Schekman non dice nulla di nuovo: la letteratura sui limiti dell’impact factor è ricchissima e da molti anni la comunità della ricerca sta provando a dotarsi di alternative convincenti ai sistemi di classificazione oggi più utilizzati. Secondo, Schekman usa il tasso di articoli ritirati (retractions) come indicatore di cattiva qualità delle riviste ma lui stesso è stato per anni editor di una grande rivista (una di quelle glamour, per intenderci), i Proceedings of the National Academy of Science (PNAS): ebbene, PNAS aveva – sotto la direzione Schekman – una percentuale di retraction paragonabile a quella di Nature, rivista messa sotto accusa. Ne ha parlato Retraction Watch.

Ancora un’ultima cosa, per estrema prudenza. Schekman gioca un ruolo importante nel progetto eLife, una piattaforma finalizzata alla pubblicazione ad accesso aperto di contenuti di ricerca e di commenti in ambito scientifico. E’ un progetto (oggi) non a scopo di lucro, ma è sicuramente concorrenziale rispetto all’attività di riviste come Cell, Nature e Science.

Una dichiarazione esplicita di conflitto di interessi non avrebbe guastato.

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Bishal Gyawali

MITO trials have always been instrumental to guide ovarian ca Rx. Congrats again @fperrone62 and team on this important work. twitter.com/fperrone62/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…