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Gli "avvisi ai naviganti" e l'importanza delle storie

“La fine delle storie”, titola l’articolo di Walter Siti su Repubblica del 19 luglio. “L’invenzione è sottoposta a usura e rischia l’entropia; la bella menzogna letteraria è inficiata dalle troppe menzogne che vediamo intorno. (…) Se vogliamo raccontare le cose come stanno, allora non possiamo inventare”.

Siti scrive di una contaminazione, quella tra romanzieri che si scoprono storici e di storici che hanno fatto cadere “la distinzione manzoniana tra carta geografica (dello storico) e topografica (del romanziere): il mugnaio Menocchio di Carlo Ginzburg o il Martin Guerre della Zemon Davis non sono meno interessanti dei personaggi inventati”. Ma, allora, perché sostenere “la fine delle storie”? E’ piuttosto una moltiplicazione della presenza di storie, quella a cui assistiamo, in cui il mondo sembra proporsi come una moltitudine di vicende ognuna originale e diversa da tutte le altre.

“La storia conosce o cerca di conoscere, una verità più radicale e profonda di quella che ci fornisce la cronaca”.

Walter Siti

mare_87509202_leggeraAnche la letteratura scientifica sembre essersi stancata della propria asciuttezza: quel rigore che Joseph Conrad trovava esemplare negli avvisi ai naviganti, di cui scrive nell’articolo intitolato Fuori della letteratura: “Rivolta a un pubblico speciale e limitata a un argomento speciale, entrambi ben definiti, senza connessioni con la cultura intellettuale del genere umano, e tuttavia di qualche importanza per una civiltà che si fonda sulla protezione delle vite e dei beni, quella prosa ha un solo ideale da raggiungere, al quale aggrapparsi: l’ideale della completa esattezza.” [Conrad scrive: “the ideal of perfect accuracy”]. Avremmo proprio bisogno di “avvisi ai naviganti”, ma la verità è che non ce li possiamo più permettere, per almeno due ragioni.

“Vorrei un meteo che mi dicesse domani piove e non mi soffocasse di cartine, video, animazioni e chiacchiere”, dice Luis. Sarebbe bello, ma abbiamo troppe informazioni per poterci permettere di non avere incertezze.

Le massime di La Rochefoucauld, sostiene Conrad, sono affascinanti, ma …”they open horizons; they plumb the depths; they make us squirm, shudder, smile in turn; and even sigh–at times; whereas the prose of the Notices to Mariners do nothing of the kind.” D’accordo perseguire l’esattezza o la perfetta accuratezza; ma una scienza che non apra orizzonti, che non ci faccia vergognare, sorridere o sospirare non sarebbe credibile.

Per fidarci degli avvisi ai naviganti, dobbiamo sentire i racconti di chi sta navigando.

 

 

 

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Luca De Fiore

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