Press enter to see results or esc to cancel.

Manfredi in Fanteria e a noi l'astanteria

Le parole sono un gioco. Da Scarabeo a Ruzzle, dall’Eredità alla Settimana enigmistica, stiamo là a combinare lettere con l’incubo del tempo che scorre misurato da clessidre o cronometri. Le parole sono un gioco che presuppone l’urgenza di un tempo sempre prossimo allo scadere.

Manfredi_piccolaSpostarsi da un pesce ad un amore passando per peschereccio rete maglie squadra e cuore è divertente ma sa di spreco per l’occasione persa di fermarsi a ragionare su prossimità e distanze tra parole che mai avresti pensato potessero essere legate. È così che alla fretta di molti giochi qualcuno preferisce l’invito di A word a day o, più semplicemente, il dizionario in bagno: dieci minuti al giorno per ampliare il tuo vocabolario (a proposito, cosa è meglio leggere in bagno?).

Conoscere più parole non solo è un vantaggio dialettico – per così dire – ma anche politico (“Finchè ci sarà uno che conosce 2000 parole e uno che ne conosce 200, questi sarà oppresso dal primo. La parola ci fa uguali”, sosteneva Lorenzo Milani): aiuta a vigilare sull’uso strumentale di termini introdotti a forza nel lessico quotidiano come segnali di modernità o cambiamento.

La percliente_paziente_personasona che esercita il proprio diritto all’assistenza sanitaria diventa un cliente per farci abituare a considerare la salute alla stregua di una merce. Malati, familiari, clinici e industrie perdono le proprie identità e si trasformano in stakeholder, portatori di interessi equivalenti. L’ingresso di un luogo di cura è l’accettazione, a sottolineare l’esercizio del potere di selezione e di giudizio da parte di un luogo pubblico di accoglienza.

Presi dalla fretta di farci giocare dalle parole ci dimentichiamo di riflettere sui loro significati. Meno male che c’è chi, come Manfredi, obbliga Marco Geddes da Filicaia a fermarsi sul senso del linguaggio di una sanità che in molti vorrebbero cambiare prima nella forma e poi nella sostanza.

Dalle parole raccontate, esplorate e discusse in una serie pubblicata sulla rivista Ricerca & Pratica, diretta da Maurizio Bonati, è nato un libro che (fortunatamente) non si legge tutto d’un fiato (Cliente, paziente, persona). Anzi: dovrebbe essere letto piano e riletto successivamente. Come Manfredi che, citato nella dedica, è andato sul lettone a rileggersi le pagine del nonno.

Manfredi pensa di bersi una Fanta in una fanteria. Se non stiamo attenti, a noi “astanti” toccherà l’astanteria.

Comments

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tweet

Sensing global tourism numbers with millions of publicly shared online photographs journals.sagepub.com/doi/pdf/… pic.twitter.com/lNSPOltf4P

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…