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Osteoblob e il crollo dell'informazione scientifica

L’osteoporosi è metafora di una comunicazione fragile che implode e collassa su se stessa. Tutto e niente è osteoporosi, territorio di sex symbol attempate, di overdiagnosi e di Mirabelli contriti che contrastano la normalità dell’invecchiare così ben raccontata nel Pranzo di Ferragosto. Farmaci inutili ed esami superflui d’accordo, ma anche soluzioni a base di yogurt e alimentazione vegana: anche qui, siamo alla frutta.

Ecco il video – Osteoblob

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Da trent’anni subiamo questa informazione criticandola: ma è cambiato qualcosa? Nella sostanza no: la proposta di salute è sempre la stessa e, stringi stringi, vuole indurre maggiore consumo di medicina. Piuttosto, è la forma della comunicazione, sono i modi del comunicare che stanno diventando diversi: perché non cogliere le opportunità che ci offre questo cambiamento?

La comunicazione è disintermediata e Mirabella porta in studio persone che parlano quotidianamente con migliaia di cittadini in rete. Non credo che il problema sia esattamente quello espresso dal titolo della Riunione di Primavera della Associazione Italiana di Epidemiologia (Al cittadino far sapere), perché è piuttosto il medico l’ultimo a conoscere le abitudini alimentari sbagliate, le depressioni cronicizzate, le polveri respirate e il Dupuytren diagnosticato da Google. Oppure l’aspirazione è quella di sostituire la voce dell’epidemiologo – più libero e forse meno condizionato da conflitti di interesse – a quella del medico? Un “esperto” sostituirebbe un altro e l’assenza del camice non lo renderebbe più rassicurante: sullo sfondo avremmo comunque fumi di inceneritori o tabelle gremite di cifre.

Che fare, allora? Nessuno lo sa esattamente se anche Richard Smith prendendo un caffè prima dell’inizio del convegno si lascia scappare un “I’m so confused…” La sola cosa che sappiamo è che quello che è stato fatto fino ad oggi non è servito a molto. Allora, si potrebbe provare a…

  • Tenere il camice come atto di trasparenza ma accettando che quello del medico sia un punto di vista tra gli altri, non più comunicato ma partecipato. Al contrario di quanto prescrivono le ultime linee guida dell’American College of Physicians, non cediamo alla tentazione di separare vita e ruolo professionale. Stando su Facebook o raccontandosi con Twitter il medico non si compromette ma accetta un dialogo.
  • Dialogare sapendo di avere interlocutori diversi: la “comunicazione” uguale per ogni interlocutore non funziona più e dunque la chiave è una condivisione flessibile e personalizzata.
  • Sostituire l’informazione sulla salute con l’impegno a cambiare per ottenere una migliore salute, come sostiene Thomas Goetz nel libro The decision tree.

Non essere più quelli di prima, dunque. Un obiettivo che riguarda la persona, d’accordo, ma anche il medico.

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Conflitti di interessi: ancora tu, ma non dovevamo....US opioid prescribing: the federal government advisers with recent ties to big pharma bmj.com/content/366/bm… @lucadf

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…