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Comunicare? Facile come la minestra d'arzilla

L’arzilla è una delle signore anziane da pranzo di Ferragosto. A Roma è anche la razza, quel pesce piatto che i bambini carezzano sulla capoccia all’acquario di Genova. L’arzilla serve anche ad un’altra cosa: a scrivere meglio.

Broccoli internoCome molte cose carine, l’arzilla fa una brutta fine: finisce in minestra con la pasta e il broccolo romano. Rimandando a mente i fondamenti – più che della ricetta – dell’esecuzione del rituale di preparazione e consumazione, è possibile riepilogare gli elementi che non dovrebbero mancare nella comunicazione scientifica.

  • Intendersi sulle parole. “Arzilla” dice poco a chi non è di Roma: mai dare per scontato il significato dei termini che usiamo: soprattutto di quelli più delicati e importanti. Purtroppo, clinici e ricercatori sono abituati a comunicare quasi esclusivamente ai propri “pari” (non sono molte di più di otto milioni – nel mondo – le persone che contribuiscono alla crescita della letteratura scientifica): desiderando andare oltre la ristretta cerchia dei colleghi, dobbiamo imparare a essere più chiari, diretti e coinvolgenti.
  • Scegliere gli ingredienti. La loro qualità è la cosa principale: nessuna minestra di arzilla sarà apprezzata se il pesce non è fresco o il broccolo s’è ammosciato. Allo stesso modo, è la buona ricerca che giustifica la comunicazione scientifica: una ricerca superflua o di cattiva qualità produce letteratura scadente. “Garbage in, garbage out”, ripete Tom Jefferson come un automa.
  • Attenzione alle misure. Un artista cucina a occhio ma un bravo cuoco misura gli ingredienti. Soprattutto quando parliamo di numeri è indispensabile essere precisi ed accurati. E, in primo luogo, non vale imbrogliare. “Is there a cure for collective statistical illiteracy?” si chiedono Imogen Evans e Hazel Thornton sul Journal of the Royal Society of Medicine. C’è di sicuro: ma molti medici che scrivono devono aver rifiutato la terapia…
  • Non aggiustare di sale. Il sapore lo dà la scelta degli ingredienti usati e, del resto, aggiungere sale non fa bene alla salute. Nè di chi mangia, nè di chi legge e riferiamo solo quello che abbiamo trovato senza inventarci le cose, insomma. Del resto, “Scientific publishing is also a social act contained within a larger social and moral universe”, come scrisse Frank Davidoff.
  • Il brodo dev’essere chiaro. “Times have changed, and transparency and accountability are increasingly expected in all aspects of society”, sostiene Richard Smith. L’onestà è un obbligo, non un di più.
  • e non allungarlo. La sintesi è apprezzata da tutti; ormai anche a tavola.
  • Nè hot nè sexy. Tranne che per il caffè, “bollente” è una parola sconsigliata in cucina. Ma anche in redazione. Il direttore del Journal of Clinical Investigation, Ushma S. Neill, ha confessato di cestinare le “cover letters” che giurano che il tema affrontato dall’articolo sia “caldo” o particolarmente attraente.
  • Al momento giusto. L’arzilla non può essere cruda e la pasta non dev’essere scotta. Il piatto – come lo studio – va servito con tempestività. E non dimentichiamolo in frigo: non esistono risultati negativi che non meritino di essere condivisi.

Infine: “The best writing transforms the writer as well as the reader” ha scritto Fiona Godlee, direttore del BMJ. E’ vero anche per il cuoco.

Nota: è la sintesi di una relazione al convegno “Dall’articolo scientifico al brevetto” che si è svolto a San Giovanni Rotondo il 28 febbraio 2013.

 

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2 Comments

Da Fiona Godlee allo slow journalism | Stillatizio latino

[…] preparare un prodotto giornalistico corrispondesse a cucinare una minestra d’arzilla (metafora presa in prestito da Luca De Fiore), una conclusione potrebbe esserci. Scegliere con […]

Fantasia e il BMJ, ovvero divagazioni sullo scrivere |

[…] con il pubblico a lezione; in questo suo post un mini riassunto di quello che ci ha raccontato : http://dottprof.com/2013/03/comunicare-facile-come-la-minestra-darzilla/ […]


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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…