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Creatività all'aria aperta

Si chiama Broadsided. Progetto di artisti, letterati e di chiunque sia d’accordo con lo scopo dell’iniziativa: “putting literature and art on the streets”. Elizabeth Bradfield è una potessa di Cape Cod, Massachusetts, e l’ha fondato: “I thought that perhaps if people ran into poetry on the streets, if poetry was paired with something eye-catching … then maybe I could persuade them that literature and art can speak to them directly and viscerally.” Broadsided offre brani letterari e poesie da scaricare sul proprio sito e da attaccare in giro per le strade: sale d’attesa, pali del semaforo, corridoi di uffici pubblici diventano parlanti.

Mi è tornato in mente Broadsided l’altra sera, davanti ad una pizza napoletana: un muro del mattatoio di Testaccio completamente preso da un’opera di Ron English: Guernica ai raggi x, ha intitolato BoingBoing. Merito di Absolut Vodka, che già in primavera aveva chiesto a Ozmo, writer milanese, di colorare un muro di via Cattaneo. E il giorno dopo ero a Pisa al caffè Keith: che bel posto, a pochi metri dal graffito dipinto da Keith Haring sul muro a mezzogiorno della chiesa di Sant’Antonio: 180 metri quadri con 30 figure a rappresentare la tensione tra pace, armonia e peccato. “Tuttomondo” (così si chiama l’opera) è un luminoso regalo alla città, a chi la vive e a chi la visita.

Ma cos’è un dono? “Definiamo dono ogni prestazione di beni e servizi effettuata, senza garanzia di restituzione, al fine di creare, alimentare o ricreare il legame sociale tra le persone”. Così Jacques T Godbout, autore de Lo spirito del dono. Poesie sparse per strada, murales sui muri di Roma, graffiti a fianco di chiese pisane: alimentano e ricreano legami sociali. “La restituzione dei doni, cioè il ristabilirsi della parità, segna invece la fine della relazione” sostengono Marco Aime e Anna Cossetta in un librino uscito prima dell’estate. Se, dopo la pizza, avessi ordinato una Absolut, avrei chiuso il cerchio annullando “il dono” ricevuto con l’opera di English? E la gratitudine dei cittadini pisani nei confronti dell’amministrazione cittadina – magari testimoniata da un voto alle elezioni – riesce ugualmente a spezzare o a modificare radicalmente il legame tra donatore e ricevente?

Le città possono essere teatro del dono. Contradicendo chi, come Chris Anderson, lega la nuova (?) freeconomics a internet (“The rise of freeconomics is being driven by the underlying technologies that power the Web”). Ribaltando quanto scritto nell’ultimo libro del direttore di Wired, Free, il gratis online sta conducendo ad un’aspettativa di gratuità offline che riguarda soprattutto i prodotti della nostra creatività. Universalismo, condivisione, disinteresse sono valori sempre più considerati (lo spiega molto bene Luciano Paccagnella nel libro Open access) e centrali per chi lavora nella comunicazione. Gli editori dovrebbero affrontare la questione con maggiore senso di realtà.

Seduto al caffè Keith, con la connessione wireless, un ottimo sandwich e un’acqua tonica, sarei stato disposto a pagare tutto il doppio, compreso il cornetto Algida che mi sono concesso con l’espresso. In qualche modo sdebitandomi per un pranzo a cinque metri da un’opera d’arte così emozionante. Gli amministratori di una città investono su un’opera d’arte scommettendo che chi godrà della sua bellezza sia disposto a consumare opportunità e servizi diversi; forse è tempo, per noi editori, di andare in questa direzione…

L’editoria scientifica si regge su contenuti che i cittadini hanno già pagato stipendiando con le proprie tasse medici e ricercatori. Se invece si puntasse su altro, per esempio sul valore aggiunto degli strumenti di ricerca online che sapremo sviluppare? O su contenuti di commento e di approfondimento? Sui workshop residenziali che organizzeremo o sulla formazione a distanza che nascerà accanto alle riviste?

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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