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Il punto G della peer review

Microsoft GoogleSe c’è una cosa che il medico detesta è l’essere giudicato dai colleghi. Per questo i meccanismi della peer review sono rimossi, prima ancora che ignorati. Il ragionamento che prevale è che alla fine quel dannatissimo articolo che tanto ci ha fatto tribolare da qualche parte uscirà (alla faccia di chi ci vuole male). Eugenio Picano l’ha chiamata la sindrome di Ulisse del manoscritto scientifico: nonostante la lunghezza del viaggio alla fine un porto si rimedia e, sebbene di quart’ordine; una rivista disposta a pubblicarci la troveremo. Sindrome che riguarda soprattutto gli articoli originali (parola grossa), uno dei più classici format del medical publishing, per il quale si annunciano però (im)prevedibili novità.

Pochi se ne sono accorti (di questi in molti hanno fatto finta di non capire) ma il BMJ d’inizio d’anno ha annunciato un cambiamento epocale: gli articoli di ricerca originale usciranno integralmente su web e sintetizzati su carta. Tra qualche mese (2010?), il cambiamento sarà drastico: i risultati della ricerca sperimentale (clinica e di laboratorio) saranno pubblicati solo su database accessibili gratuitamente, mentre le riviste ospiteranno commenti e dibattiti. Il BMJ segue il solco tracciato da chi da anni chiede la trasparenza e l’accessibilità dei risultati della ricerca, mentre il resto delle riviste internazionali fa orecchie da mercante (proprio così: da mercante).

Manca però questo repository dove caricare i propri lavori, ma ancora una volta potrebbe essere Google ad accelerare il cambiamento col progetto GPeer Review. Tocca un punto molto, molto sensibile (come tutti i punti G): sebbene in fase sperimentale (al punto che chi vuole può ancora partecipare allo sviluppo), l’idea è di metter su un sistema che consenta di pubblicare su web i propri lavori senza dover superare un parere preventivo, esponendoli al giudizio dei propri colleghi (peers) e cercando accreditamento presso organismi istituzionali (società scientifiche, associazioni, ecc.) . Queste potrebbero pronunciarsi con un proprio giudizio sul contenuto del lavoro. Una peer review aperta non gestita dalle direzioni delle riviste accademiche, ma direttamente dalla comunità scientifica. Non c’è che dire: sarebbe la saggezza della folla, considerando la quantità delle persone che si agitano intorno alle pubblicazioni scientifiche…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…